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Per il Copyright Board del Canada il download di file coperti da diritto d'autore è legale

Scritto da  il 29 Gennaio 2004

E' da diverso tempo che il mondo giuridico dibatte sul tema della liceità del file-sharing. Pur lontani i giorni di Napster e delle sue vicende giudiziarie, permane l'interesse per un fenomeno che ha scosso le fondamenta del diritto d'autore tradizionale costringendo il legislatore ad adeguamenti normativi non sempre consapevoli della rivoluzione che la digitalizzazione delle opere protette ha portato nel campo della tutela della proprietà intellettuale. La normativa in materia è piuttosto uniforme a livello internazionale, quanto meno tra gli Stati aderenti alla Convenzione di Berna che rappresentano i Paesi più importanti del mondo, e in base a essa si sostiene da più parti che non sia lecito scambiarsi file di opere protette da copyright in quanto ciò viola il diritto degli autori di vedersi corrispondere il compenso loro dovuto per l'opera realizzata. Così, se i sistemi che aiutano il 'peer-to-peer' possono essere chiamati a rispondere di quanto commesso dagli utenti in concorso con essi, di fatto sarebbero proprio gli utenti a commettere l'illecito e contro di essi sarebbe teoricamente possibile agire come, di fatto, ha deciso di fare la RIIA, associazione che difende i diritti degli autori americani.

In una prima fase, infatti, l'offensiva giudiziaria era stata scatenata solo contro i gestori dei sistemi di file-sharing sulla base di una valutazione puramente utilitaristica volta a non colpire direttamente gli utenti in quanto potenziali clienti delle case discografiche che la RIIA rappresenta. Successivamente, si è verificato un cambiamento di strategia e sono stati proprio questi ultimi a finire nel mirino al fine di diffondere una cultura della legalità in rete.

Ciò che infatti appare evidente è l'assenza della percezione della illiceità di determinati comportamenti quando siano realizzati sul web, quasi che esso rappresenti una zona franca rispetto alla normativa del mondo materiale.

Al contrario gli utenti, e alcuni autori, sostengono che lo scambio di files via Internet debba essere considerato lecito quando manchi uno scopo di lucro che non può ravvedersi nel semplice risparmio di spesa del consumatore, ma che deve ricercarsi in un vero e proprio spirito commerciale, ovvero nello scambio finalizzato al guadagno: tesi, quest'ultima, sostenuta anche da David Boies, celebre avvocato americano, difensore di Napster nel corso delle sue vicende giudiziarie e secondo cui tali comportamenti rientrerebbero a pieno titolo in quello che la normativa americana definisce come "fair uses".

Ad accrescere le fila di coloro che ritengono lecito il downloading di file musicali e di altre opere protette è recentemente intervenuta l'interpretazione data dal Copyright Board del Canada, per il quale il download di file coperti da diritto d'autore è legale in quanto, come afferma Claude Majeau, segretario generale dell'ente in questione, ogni utente ha il diritto di farsi una copia privata di un'opera e, non essendo sancito alcun obbligo di controllo della liceità della fonte da cui si ricava la copia, non può essere ritenuto responsabile di quanto riproduce. La responsabilità del peer-to-peer, secondo questa originale interpretazione, sarebbe di chi immette i file in rete, in quanto solo costui è consapevole del fatto di distribuire materiale in violazione dei diritti degli autori. Si tratta di una presa di posizione che le majors non hanno affatto gradito dichiarandosi pronte a continuare a percorrere la loro strada con la stessa perseveranza di prima, e nuovamente criticando la posizione del Canada che non ha ancora adottato alcuna normativa simile al criticato Digital millemnium copyright act statunitense o alla corrispondente direttiva europea 29/2001 che ha di recente trovato attuazione nel nostro paese con il decreto legislativo 68/2003. La contromisura presa dal Canada è stata l'aumento delle tasse sui supporti di registrazione dei file digitali in modo da rendere antieconomico registrare i file scaricati, pare lecitamente, da Internet. La Copyright board ha deciso, in particolare, di estendere le imposte anche ai lettori Mp3, calcolandole proporzionatamente al numero dei gigabyte: questa scelta, che in un certo senso vuole risarcire gli autori per quanto perdono con il peer-to-peer, diventa problematica per i produttori di hardware che dovranno tener conto di queste nuove imposte e della loro incidenza sul prezzo finale dei prodotti, mentre viene ritenuta una misura blanda dalle associazioni che difendono i diritti degli autori.

Alla luce dell'esperienza canadese c'è da interrogarsi se una simile strategia non possa, nel lungo periodo, rivelarsi la più efficace per combattere il fenomeno della pirateria (o presunta tale) in rete. Se si esula per un momento da valutazioni prettamente giuridiche, non si può non riconoscere che il fenomeno del file sharing nasca e si espanda come risposta ad un'industria discografica incapace di confrontarsi con le nuove tecnologie e ancorata a vecchi schemi di produzione/distribuzione messi in crisi dall'avvento di Internet.

La storia insegna che reprimere non produce effetti che di breve durata e forse tra le due soluzioni estreme, della liceità totale a scapito degli autori e dell'illiceità assoluta a scapito degli utenti, una terza possibilità che accontenti entrambi potrebbe essere trovata e molte, rimaste inascoltate, ne sono già state suggerite.

Letto 2553 volte Ultima modifica il 06 Luglio 2013

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