mercoledì, 22 Novembre 2017

Gli Internet provider ed il peer to peer

Scritto da  il 09 Dicembre 2003

Negli ultimi mesi si è assistito ad un incremento esponenziale delle richieste di risarcimento danni ad opera delle major audiovideo e delle società titolari della gestione collettiva dei diritti d'autore nei confronti degli utenti di sistemi di filesharing (il c.d. p2p) rei di scambiare illegalmente, attraverso Internet, materiale coperto dal diritto d'autore.
Recentemente la lotta al p2p ha allargato i suoi obiettivi puntando l'indice non solo nei confronti delle società titolari dei sistemi di filesharing e dell'utente finale, ma anche verso gli Internet Service Provider.
Nei primi giorni di Dicembre di quest'anno il Socan (Society Of Composer, Artist and Music Publisher of Canada) si è rivolto alla Corte Suprema del Canada per costringere i fornitori di accesso ad Internet, a pagare delle royalties, a causa dell'enorme quantità di file musicali scaricati dai propri utenti. Gli ISP sarebbero tenuti a pagare una tariffa annuale (pari al 25% del cannone annuo di ogni utente) a tutela del diritto d'autore, senza che abbia alcun rilievo il carattere legale o meno del materiale oggetto di scambiato dagli utenti. A queste richieste i fornitori di accesso ad Internet, attraverso il CAIP (Canadian Association of Internet Providers), hanno replicato e che l'imposizione di una tassa di questo tipo avrebbe un duplice effetto: aumenterebbero i costi di accesso ad Internet e, parallelamente, diminuirebbe, in maniera generalizzata, la velocità di trasmissione dei dati. E' stato inoltre rilevato che l'attività dei fornitori di accesso ad internet consti esclusivamente nella trasmissione di informazioni e non in quella di distribuzione, al pari delle società operanti nel tradizionale settore telefonico.
A seguito di queste iniziative la DCIA (Distributed Computing Industry Association) ha proposto una nuova linea di condotta per gli Internet provider: quest'ultimi sarebbero tenuti a riservare, a favore dei titolari dei diritti d'autore, una parte dei proventi delle tariffe per il servizio di collegamento ad Internet, percependolo esclusivamente da quegli utenti che utilizzino servizi di filesharing.
Questo, secondo la DCIA, sarebbe possibile attraverso l'implementazione di sistemi che consentono di identificare quali applicazioni stiano utilizzando gli utenti. Da un punto di vista tecnico la struttura proposta dalla DCIA si avvicina a ciò che è attualmente previsto negli Stati Uniti per la televisione via cavo. Gli utenti interessati allo scambio di musica online dovrebbero abbonarsi a canali di distribuzione dal contenuto criptato riservati a specifici tipi di musica pagando un importo extra. Le tecnologie utilizzate impedirebbero, in un secondo momento, la distribuzione dei contenuti protetti su altri canali diversi da quelli sottoscritti.
Nel nostro paese le polemiche in ordine all'uso dei sistemi di filesharing, con specifico riferimento alla responsabilità dei provider, non hanno suscitato lo stesso clamore avuto nel Nord America. Tra l'altro, con l'entrata in vigore del decreto legislativo 70/2003, è stato stabilito che gli Internet Provider non sono responsabili delle informazioni trasmesse da parte dei loro utenti salvi i casi in cui essi stessi diano origine alle trasmissioni, selezionino i destinatari delle stesse o selezionino o modifichino il contenuto delle informazioni trasmesse. Inoltre, il decreto, suscitando le reazioni perplesse delle major audiovideo, ha disposto che i fornitori di accesso non sono assoggettati ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmettono o memorizzano, né ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite.

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