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Sentenza Usa favorevole ai produttori di software Peer-to Peer

Scritto da  il 01 Maggio 2003

Negli Stati Uniti, un giudice di Los Angeles, rigettando il ricorso proposto da alcune case discografiche e cinematografiche, il 29/4/2003 ha sentenziato che due società titolari di software P2P (peer-to-peer), la Grokster e la StreamCast non possono essere ritenute responsabili per la violazione della normativa sul diritto d'autore, solo per il fatto che dette violazioni siano compiute attraverso l'utilizzo, da parte degli utenti, del software peer-to-peer prodotto da queste due aziende.

Nella motivazione della sentenza, redatta dal giudice della corte distrettuale Stephen Wilson, sono sottolineate le differenze tecnologiche tra Napster, che era stato a suo tempo bloccato a seguito di una azione legale, ed i software di Streamcast e Grokster.

Infatti, quando gli utilizzatori di Napster ricercavano un file musicale, la loro richiesta veniva trasmessa attraverso i server centrali di Napster. Questo significava che la società stessa era attivamente coinvolta nelle violazioni sul diritto d'autore commesse dagli utilizzatori del suo software.

Invece, i network di Grokster e StreamCast sono decentralizzati. Il software "client" delle due società scansisce infatti la rete degli utenti connessi, alla ricerca di un computer potente, che a sua volta diventa un "supernodo" o "search hub". Questo supernodo quindi, scansisce a sua volta la rete per adempiere alla richiesta dell'utente.

A causa della natura decentralizzata di questi network P2P, non c'è dunque l'evidenza che le società convenute abbiano la possibilità materiale di supervisionare, e reprimere, una eventuale condotta lesiva, secondo quanto affermato nella motivazione del giudice Wilson.

Ma il punto interessante della motivazione della sentenza del giudice Wilson si rinviene nell'affermazione per cui "Grokster e Streamcast non sono significativamente differenti dalle società che vendono videoregistratori per uso domestico, o macchine fotocopiatrici, apparecchi che possono entrambi essere utilizzati a fini di violazione della normativa sul diritto d'autore" ed ancora "E' fuori discussione che ci sono utilizzi del software delle società convenute che non infrangono il diritto d'autore".

E' prevedibile comunque che la Recording Industry Association of America (RIAA) presenti appello avverso detta sentenza; è peraltro da ricordare che nl 1984, la Corte Suprema USA si era già pronunciata in favore di Sony, sentenziando che il videoregistratore prodotto dalla casa giapponese poteva essere comunque usato per registrare programmi televisivi, coperti da diritto d'autore.

Questa decisione è comunque la prima, emessa da una corte statunitense, che afferma che i produttori di software finalizzati allo scambio di files non sono responsabili per le violazioni del diritto d'autore compiute dai suoi utilizzatori.

Alla luce di questa sentenza, è probabile che negli USA l'attenzione delle Autorità si sposti ora sempre di più sugli utenti individuali, che offrono espressamente per il download materiale coperto da copyright.

Letto 2568 volte Ultima modifica il 27 Luglio 2014

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