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Infogiuridica
07-07-2008
Convegno sulla Computer Forensic
Dott.ssa Chiara Civitelli -
Il 18 Giugno si è tenuto presso
l’Università S. Pio V a Roma il Convegno sulla Computer Forensics
organizzato da CFI (Computer Forensics Italy).
CFI è una nuova Mailing list
creata da due esperti informatici, Giovanni Bassetti e Denis Frati che viene
descritta dai suoi stessi ideatori come “luogo virtuale dove poter scambiare
idee, consigli e soprattutto fare domande di ogni genere, con un taglio pratico
e realistico, focalizzata sulla realtà italiana e lo stato dell'arte della
computer forensics, sia sui piccoli sia sui grandi casi.”
La Computer forensics può essere
definita come “la disciplina che si occupa della preservazione,
dell'identificazione, dello studio, della documentazione di computer, o sistemi
informativi in generale, al fine di evidenziare l'esistenza di prove nello
svolgimento dell'attività investigativa»[1].
Il tema è di grande interesse ed
attualità dato il sempre più stringente vincolo che lega la nostra quotidianità
al mondo delle nuove tecnologie. Il Computer è oggi divenuto il nuovo
protagonista di reati vecchi e nuovi in quanto può porsi come oggetto del reato,
mezzo del reato o fonte confidenziale di tracce di reati anche non informatici.
Per questo motivo occorre sottolineare l’utilità e importanza di eventi come
questo convegno il cui fine è quello di divulgare e facilitare la comprensione
di una materia, la computer forensics, che spesso può risultare ostica per il
suo elevato tecnicismo ma con cui sempre più spesso il mondo forense ha a che
fare.
Il Problema di fondo, che si cela
dietro al rapporto fra computer forensics e mondo giuridico, è la
difficoltà di dialogo tra periti, a cui viene chiesta una consulenza, e
magistrati, che devono interpretare tale perizia ai fini della valutazione delle
prove. Spesso infatti viene messa in dubbio l’autenticità ed integrità della
prova informatica proprio per la sua facile alterabilità. La difficoltà è
incrementata dalla mancanza di procedure ufficiali standardizzate per
l’acquisizione delle prove digitali durante le investigazioni anche se in altri
paesi già esistono delle best practices, le quali sono comunque non
vincolanti[2].
Il Convegno in questione ha
affrontato temi sia di portata giuridica che strettamente legati alla scienza
informatica contribuendo a facilitare una maggiore comprensione fra questi due
mondi. Il primo intervento è stato quello di Gianni Amato, consulente di
sicurezza informatica e collaboratore dell’Associazione Onlus Meter, fondata da
Don Fortunato di Noto per combattere la pedofilia on line. Oggetto
dell’intervento è stata l’Internet forensics (la scienza che si occupa dei reati
commessi su internet e mediante internet) con particolare attenzione al reato di
phishing e alle problematiche connesse con l’individuazione dell’autore di tale
reato.
Successivamente Mario Pascucci,
esperto informatico, ha illustrato le varie modalità per nascondere dati ovvero
: la crittografia (arte di rendere inaccessibili le informazioni attraverso una
password o attraverso la codificazione di un testo)e la steganografia (arte di
nascondere delle informazioni in una determinato tipo di documento). In
particolare ha sottolineato la possibile interazione che queste due arti possono
avere con la rete di Internet divenendo potenti mezzi di commissione di reati
all’apparenza insospettabili. Si è quindi proseguiti con
l’intervento del Vice sovrintendente della Polizia di Stato, Giancarlo
Cucinotta, il quale ha portato degli esempi pratici di computer forensics
nell’ambito dell’attività investigativa della polizia giudiziaria.
Il convegno si è concluso con
l’intervento degli Avv.Battista Gallus (Vicepresidente dell’Associazione
Circolo dei giuristi telematici) e Avv.Francesco Paolo Micozzi volto a
fornire una panoramica sulla principale giurisprudenza in tema di computer
forensics e sui possibili influssi della legge di ratifica della convenzione di
Budapest sulle future decisioni.
La recente legge di ratifica della
Convezione di Budapest sulla criminalità informatica, approvata dal Senato nel
Febbraio del 2008, ha modificato sia disposizioni del Codice Penale sia
diposizioni del Codice di Procedura Penale. Importanti novità sono state
introdotte in tema di Perquisizioni, Ispezioni e Sequestri (art. 244, 247, 352
CPP) adattando il previgente tessuto normativo, orientato ad una
concezione materiale della prova, alle nuove esigenze dettate dalla
immaterialità della prova digitale. Si è così fornito un parametro normativo
di riferimento ad un settore dove fino ad oggi dominava la prassi, la quale, a
sua volta, era messa in discussione. Tuttavia non basta la previsione di una
norma per risolvere i problemi, in quanto ciò che conta è la sua interpretazione
ed applicazione. Di conseguenza occorrerà un’analisi più approfondita
delle recenti modifiche anche alla luce delle pronunce giurisprudenziali che
dopo tale riforma si attendono più numerose in materia.
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[1] La definizione è
stata attribuita da Andrea Ghirardini, investigatore informatico e autore del
primo manuale italiano sull’argomento, “Computer Forensics” edito da Apogeo nel
2007
[2] Nel 1995 il
Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato un insieme di linee
guida, il cui ultimo aggiornamento è del 2002, Federal Guidelines for
Searching and Seizing Computer, US Department of Justice, 1995. Nel
Regno Unito ricordiamo Le Good Practice Guide for Computer based Electronic
Evidence, stabilite dalla Association of Chief Police Officer
(ACPO)
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